venerdì 30 dicembre 2016

"TRA DUE FUOCHI. SERAFINO FAMÀ, STORIA DI UN AVVOCATO".


Inizierà dopo le festività il
CORSO DI TECNICA E DEONTOLOGIA DELL'AVVOCATO PENALISTA
organizzato dalla Scuola Territoriale della Camera Penale di Trapani.
Ad aprirlo, il 13 gennaio, un convegno che siamo fieri di presentarvi fin d'ora:
"TRA DUE FUOCHI. SERAFINO FAMÀ, STORIA DI UN AVVOCATO".


sabato 15 ottobre 2016

GALATEO D'UDIENZA


CHI TEME COSA?



Il primo Presidente della Cassazione, dott. Giovanni Canzio, e il Ministro della Giustizia, on. Orlando, sono dell'avviso che gli Avvocati, oltre a far parte dei Consigli Giudiziari, debbano avere diritto di voto, al pari dei Magistrati, e, quindi, di esprimere pareri che avranno rilevanza sulla progressione in carriera dei Magistrati.
Tre componenti della Magistratura sindacale (Autonomia & Indipendenza, Magistratura Indipendente, AREA Magistratura Democratica) hanno espresso “preoccupazione e contrarietà” per questa annunciata iniziativa del Governo, sul presupposto che la valutazione sia affare interno di competenza esclusiva della Magistratura, così DIMENTICANDO LA STRUTTURA TRIADICA DEL PROCESSO, STRUTTURA DI CUI LA DIFESA È PARTE ESSENZIALE. Secondo quelle correnti della Magistratura, la preclusione troverebbe ragione nell'assimilazione tra Avvocato e Assistito, come se il primo si identificasse con l'altro anziché - come effettivamente è -  essere colui che rappresenta il diritto inviolabile di difesa.

Contrariamente, NOI RITENIAMO CHE L'AVVOCATURA COSTITUISCA CARDINE DI LEGALITÀ E CIOÈ L'ULTIMO PRESIDIO CHE LO STATO OFFRE AL CITTADINO, PRESUNTO INNOCENTE, PER DIFENDERSI DA UN'ACCUSA.  E, DUNQUE, CHE IL DIRITTO DI VOTO ALL’AVVOCATURA NEI CONSIGLI GIUDIZIARI NON DEBBA ESSERE INTESO COME “CONCESSIONE” MA CHE TALE DIRITTO SPETTI IPSO JURE AGLI AVVOCATI MEMBRI DEI C.G. QUALE CONSEGUENZA DIRETTA DELLA FUNZIONE COSTITUZIONALE DA ESSI ESERCITATA.
Evidentemente, ciò non può vedere concordi quelle correnti sindacali della Magistratura legate ad un anacronistico privilegio di casta che intendono gelosamente conservare.
E noi, ostinatamente, proviamo a chiarire il concetto attraverso le parole di Piero Calamandrei, uno dei padri costituzionali (“Elogio dei Giudici scritto da un Avvocato”): [ l’indipendenza dei giudici ] “…è un duro privilegio, che impone, a chi ne gode, il coraggio di restar solo con se stesso, a tu per tu, senza nascondersi dietro il comodo schermo dell'ordine superiore…” perché “…il segreto della Giustizia sta in una sempre maggior umanità e in una sempre maggiore vicinanza umana tra avvocati e giudici nella lotta contro il dolore: infatti il processo, e non solo quello penale, è di per sé una pena, che giudici e avvocati devono abbreviare rendendo giustizia". 
Non crediamo occorrano commenti a queste riflessioni ma, invece, riteniamo dovrebbero essere oggetto di studio da parte dei gelosi custodi di privilegi corporativi, con l’auspicio possano realizzare che il diritto di voto all’Avvocatura nei Consigli Giudiziari costituisce garanzia di imparzialità scevra da logiche solidaristiche e di colleganza. E non - così AREA - “…indebite intromissioni ed interferenze inopportune, particolarmente rischiose, soprattutto a livello locale, atte ad incidere sulla indipendenza dei magistrati”!

Plaudiamo, dunque, per la loro sensibilità, il Presidente Canzio e il Ministro Orlando, ma, al tempo stesso, rivendichiamo quale diritto - e non concessione - la titolarità del voto nei Consigli Giudiziari.
Inteso che si stia trattando di “rendere Giustizia”.


Il Direttivo